Una lettera di Eugenio a Vanda

Eugenio e Vanda Corti nel 1952Besana, 5 gennaio 1948

Cara Vanda,
ho il tuo caro biglietto, scritto nelle feste di Natale.
La tua tristezza di quei giorni è qui davanti a me. Ha il tuo bel volto ed io sono incerto se seguirti nelle tue espressioni, o perdermi nel contemplarlo.
Povera la mia bambina, che, così giovane d’anni, ha dovuto già affrontare tante situazioni, troppo più grandi di lei!
Desideri una vita futura senza lotte: eppure io non so immaginarmi una figura di lottatrice più fiera e perfetta della tua. Anche per me le giornate di Natale sono state piene di tristezza: tutto l’antico pianto attraverso cui sono passato è tornato a piangermi nell’anima.

Ora poi c’era un nuovo motivo di dolore: c’era la tua famiglia come dispersa, e c’eri tu, bambina, che soffrivi.

Era come se tu mi fossi vicina in quei tristi giorni di festa, la tua treccia bruna accanto alla mia spalla: quando due miei fratelli hanno ricevuto, tra le grida gioiose di tutta la famiglia, gli auguri delle loro fidanzate, quando hanno mostrato i doni che avrebbero loro inviato, quando ogni nuovo parente chiedeva notizie della loro storia d’amore.

Tu mi eri vicina; mi scorgevo accanto quella tua treccia bruna. E più ancora quando, passeggiando lontano dall’allegria, meditavo sul mio destino che camminava con me.
Anche tu camminavi con me!

Ti ringrazio per la tua dolce compagnia, Vanda.
Se noi sapremo avere fiducia in Dio, da cui tutto viene, avremo certo dei Natali migliori.
E’ con questo pensiero che ti saluto.
Vado a dormire perché è passata la mezzanotte. Come sempre, quando ti sono stato vicino, ho l’anima piena di te. Ti aspetto venerdì 9 alle ore 15, al solito posto.

Eugenio

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